FEDERAZIONE VERDI SICILIA - VIA LIBERTA', 165 - 90143 PALERMO - Tel e Fax 091.308508 - info@verdisicilia.it

 

 I Verdi in Sicilia  | DocumentiVerdiattivi    |  Sala stampa  |  Regionali '06

impossibile visualizzare

 DOCUMENTI
 Mobilità
 Economia siciliana
 
 CONGRESSI
 • Nazionale
 • Palermo
 
 LINK VELOCI
 • Home page
 • Contatti
 • News
 • Comunicati
 • Interagisci

Congresso cittadino

DOCUMENTO POLITICO PER IL CONGRESSO CITTADINO DEI VERDI DI PALERMO – 18/19 DICEMBRE 2004

Un partito per fare che cosa? Organizzazione e partecipazione per un'altra politica.

IL deserto è ormai alle nostre spalle, la sua traversata è finita. Sono trascorsi quattro anni in cui i Verdi di Palermo hanno resistito alle spinte disgregative, hanno ritrovato la voglia di esserci, si sono riorganizzati e hanno segnato una crescente presenza del partito nella politica della città. Il Congresso di oggi è il risultato di quella resistenza e di quella volontà ma non solo. E’ anche il risultato di un consenso popolare, ancora piccolo ma in crescita costante, dalle elezioni amministrative del 2001 fino alle ultime europee, passando dai 4000 voti delle prime ai 10000 delle ultime. Ma questo patrimonio di impegno politico e di consenso popolare non basta, è solo un indicatore che siamo sulla strada giusta ma che questa strada è ancora in gran parte da percorrere per i traguardi che vogliamo che i Verdi possano raggiungere come è nelle nostre possibilità. Oggi possiamo dire che c’è un partito dei Verdi a Palermo. Ma questo dato è ancora parziale. Non sono affatto lontane né superate le questioni che riguardano il modo di fare della politica e i suoi stessi fini, la sua aderenza alla società, ai bisogni della gente con la capacità di parlarne il linguaggio comune, in una parola una politica che torni ad essere sistema di valori condivisi per favorire un progetto di cambiamento profondo della nostra società. In questa prospettiva l’organizzazione di un partito dei Verdi deve essere altra cosa, un nuovo modello per una politica diversa da come siamo abituati a vederla. Un partito strumento a servizio dei cittadini che vogliono riprendersi il loro ruolo di impegno civile e non un partito fine a se stesso. Per fare questo abbiamo bisogno di aprirci alla società. Renderci permeabili alle istanze che provengono dal basso, elaborare insieme una nuova pratica dell’azione politica. Ma un partito aperto non deve rinunciare alla propria identità. Al contrario vuol dire esaltarne i valori di riferimento con la ricchezza della partecipazione . Questa strada l’abbiamo iniziata a percorrere ed è certamente questo lo spirito che ci ha condotto a questo congresso in cui ai tanti iscritti verdi si uniscono i tanti non iscritti, in altri tempi si sarebbe detto simpatizzanti, che da mesi lavorano con noi senza che nessuno gli abbia chiesto di quale organismo fanno parte o perché non sono tesserati . La partecipazione ,dunque, come antidoto a quelle forme chiuse ed autoreferenziali dei partiti e dei loro gruppi dirigenti che hanno contribuito non poco ad allontanare dalla politica, intesa come impegno civile, migliaia di uomini e donne e intere generazioni di giovani nel nostro paese. Quella politica non ci appartiene e se nella storia di qualche anno fa dei Verdi di questa città ci sono state vicende che di quel modo di fare politica avevano assunto perfino gli aspetti peggiori dobbiamo dire con chiarezza che quel partito non c’è più e non c’è più spazio per quelle logiche: oggi nasce il partito dei Verdi .Un partito che si assume una grande responsabilità in questa città: rendere normale la partecipazione dei cittadini alla politica per cambiare lo stato delle cose esistenti. Se davanti alle ingiustizie, ai grandi squilibri del mondo, alla fame, alla povertà, alle malattie, alle guerre sosteniamo che un altro mondo è possibile , dobbiamo altrettanto sostenere che un’altra politica può esserne strumento indispensabile. Un partito quindi che si organizza con strumenti adeguati al compito che ci si è dato. Innanzi tutto un partito che viva una dimensione collettiva, di collaborazione e cooperazione tra i suoi componenti e tra i diversi ruoli che questi possono ricoprire. Dove tutti possono sentirsi protagonisti ma nello stesso tempo responsabili nei confronti di ciascun iscritto e militante. Un partito unito da valori etici e morali comuni ma che sappia confrontarsi al suo interno democraticamente su ogni scelta di contenuto. Un partito che appartiene a tutti ma certamente un po’ di più a chi lavora e si impegna per il suo successo.

Rapporti con i movimenti e associazioni.

Il nostro partito deve privilegiare il rapporto con quelle esperienze associative, sindacali e dei movimenti della società civile che in questi anni, nel campo della difesa della salute e dell’ambiente, della lotta per la legalità e per i diritti, hanno rappresentato una linea di resistenza all’imperversare di una cultura individualista, priva di riferimenti etici, che ha fatto da apripista ad un neoliberismo asservito a poteri economici forti non di rado in sintonia, se non addirittura collusi, con il sistema della criminalità organizzata. Molti di noi provengono da questo mondo di impegno civile, ma troppo spesso abbiamo considerato quelle esperienze come una fase di passaggio che si esaurisce nel momento in cui si sceglie una militanza politica. Eppure la nascita e il successo delle liste verdi, a metà degli anni 80, fu reso possibile dalle straordinarie energie presenti nell’associazionismo ambientalista. Ma quel tempo è passato e molte cose sono cambiate. Negli anni scorsi il rapporto tra i partiti, anche il meno partito, come i Verdi, e il mondo delle associazioni e dei movimenti è apparso difficile, pieno di diffidenze reciproche per la preoccupazione di usare e di essere usati, in quanto, a fronte della crisi che ha investito i partiti, incapaci di rinnovarsi, di aprirsi alle istanze provenienti dalla società e coglierne la forte domanda di partecipazione, è cresciuta una soggettività politica che ha trovato nei movimenti e nell’associazionismo un approdo quasi naturale, certamente più semplice che nei confronti dei partiti. Oggi qualcosa sta cambiando. Forse per merito dell’insopportabile peso che i governi di centrodestra esercitano sul Paese e che richiede la costruzione di un fronte politico e culturale ampio e unito sulle grandi questioni a cui la politica è chiamata a dare risposte concrete. E questo cambiamento per essere portato fino in fondo richiede una rimessa in discussione del ruolo dei partiti come unici detentori della titolarità della politica e nuovi modi, anche originali, di aggregazione e partecipazione della gente alla politica. Per quanto ci riguarda dobbiamo essere presenti nel mondo delle associazioni e dei movimenti e considerare l’adesione a questi come un naturale complemento al nostro modo di agire civile e politico. Dobbiamo contribuire da cittadini alla loro crescita e nello stesso tempo dobbiamo, da partito, cogliere quei segnali di cambiamento in atto nella nostra società che movimenti e associazioni avvertono e interpretano prima di ogni altro. Questo rapporto deve avere il carattere della sussidiarietà, nel rispetto delle differenze, dell’autonomia e delle responsabilità di ciascun soggetto, e va concretizzato attraverso un modo di operare a “rete” che permetta la più ampia conoscenza del grande lavoro che la società civile organizzata produce, anche in termini di cultura politica, e delle sue iniziative. Associazioni, partiti e movimenti come nodi di una rete in collegamento continuo che possono trovare una sintesi d’azione positiva nella formazione di “forum” tematici su questioni di particolare importanza che richiedono forti momenti di mobilitazione. E’ accaduto, con successo, per il “Forum Ambiente di Castellammare” in difesa del territorio di Scopello; si sta ripetendo per battaglie importanti col “Forum Bellolampo” contro la costruzione del più grande inceneritore d’Europa sopra la testa dei palermitani e con il “Forum Salviamo Ficuzza” per difendere quel territorio da un insensato progetto di viabilità tanto inutile quanto dannoso. I Verdi possono e debbono dare il loro contributo a questa rivoluzione culturale se non si vogliono ripetere errori che stiamo pagando amaramente sotto i colpi delle politiche dei governi del centrodestra a tutti i livelli.

Un’altra Palermo è possibile.

A Palermo la politica comunale, attuata dal governo di centrodestra, porta pesanti responsabilità nel processo involutivo che sta caratterizzando ogni aspetto della vita sociale, economica e culturale. Stentiamo a riconoscere la città che ha fatto dimenticare, all’opinione pubblica mondiale, di essere la capitale della mafia. Quel processo virtuoso di rinascita civile, sociale e culturale, messo in moto dalla straordinaria mobilitazione popolare seguita alla drammatica stagione delle stragi di mafia del ’92, è ormai un pallido ricordo. La stessa esperienza di governo delle giunte Orlando, che pure aveva provato a cambiare il modo di gestire la pubblica amministrazione e il rapporto tra la politica delle istituzioni e la città, è stata cancellata anche negli aspetti simbolici. L’attuale classe di governo si è distinta, nel lavoro di questi tre anni, a gestire la spesa pubblica a favore di interessi particolari, che solo quando, incidentalmente, hanno coinciso con quelli della città, ha dato l’impressione della sua esistenza. Il resto è stato il vuoto. I servizi pubblici, la politica a sostegno delle fasce sociali più deboli, il governo del territorio, la macchina comunale e le attività per la cultura rappresentano i punti di maggiore crisi nel governo della città. Eppure mai come adesso la totale omogeneità con i governi nazionale e regionale e i poteri straordinari dati in mano al Sindaco , poteri dei quali non ha mai reso il conto né al Consiglio Comunale né tantomeno alla città, avrebbero potuto offrire una eccezionale opportunità di crescita economica e sociale della nostra comunità e di miglioramento della qualità della vita della città. Niente di tutto questo è accaduto e si è invece assistito ad un patetico scimmiottamento degli spot berlusconiani con annunci di improbabili grandi opere come la metropolitana o progetti come quelli dei tantissimi parcheggi scollegati da qualsivoglia ipotesi di piano per la mobilità urbana. Ma i Palermitani hanno compreso la vera natura di questo governo se è vero che è sempre più difficile imbattersi in aperti sostenitori di questo Sindaco e di questa Giunta ed è invece sempre più frequente registrare le lamentele dei cittadini sulle molte cose che non vanno bene. Questo stato di cose deve indurci a lavorare per costruire dalle fondamenta un’altra cultura civica e democratica per Palermo. Una cultura della legalità, della responsabilità, della partecipazione democratica che crei quegli anticorpi sociali in grado di resistere a suggestioni mediatiche e personalistiche. Raccogliere le esperienze più significative di questi anni, valutandone anche gli eventuali errori commessi, può costituire un utile punto di partenza e di confronto per l’intero centro sinistra con i cittadini. Confronto che deve iniziare subito perché il dissenso che oggi investe questo governo cittadino possa avere il tempo di evolvere in un consenso pieno sul nostro progetto per la città. Un’altra Palermo è possibile. E’ lo slogan che abbiamo scelto per questo nostro congresso. Ma un’altra Palermo c’è già ed è compito della politica, della buona politica, farla diventare maggioranza tra i Palermitani.

Priorità verdi per una città sostenibile.

La nostra idea di città è incentrata sul concetto di sostenibilità inteso non soltanto come garanzia per le generazioni future di poter disporre delle stesse risorse di cui noi oggi abbiamo la disponibilità ma che faccia i conti con i fattori di crisi che oggi attraversano l’intero pianeta e tutta l’umanità. Un concetto di sostenibilità che certamente mette in discussione l’attuale modello di sviluppo ma anche, in certi casi, l’idea stessa di sviluppo. Solo partendo da questa consapevolezza possiamo comprendere quanto importanti siano i processi di partecipazione democratica e di condivisione delle scelte politiche. Per questo tra le priorità che sentiamo di dover indicare ai cittadini e alle forze della coalizione, alcune esulano dal campo stretto delle questioni ambientali ma con esse formano un sistema di valori per noi irrinunciabile. Nella nostra realtà c’è un deficit di legalità che rende problematico l’esercizio stesso della democrazia. E’ questo il primo punto a cui la politica deve dare una risposta all’altezza della gravità del problema. Una risposta che miri soprattutto a ridurre drasticamente quell’area di impunità diffusa alimentata da una cultura politica clientelare e faccia dell’uso sociale dei beni confiscati alla mafia il terreno concreto di risarcimento alla collettività e di affermazione del principio di legalità. Legalità e partecipazione democratica costituiscono il terreno su cui si costruisce la coscienza civile di un popolo. In una città in cui il decentramento amministrativo si è perso per strada, pur mantenendo costose strutture di sottogoverno istituzionale, occorre rivederne l’idea stessa per spostarla sul terreno della partecipazione democratica che esige scelte più forti se vogliamo realmente aiutare il diffondersi di una nuova coscienza civile. Scelte che devono prevedere la graduale attivazione di istituti intermedi di partecipazione alle decisioni strategiche e alle azioni concrete del governo della città a partire dalla sperimentazione di forme di bilancio partecipativo che, muovendosi dal controllo dal basso dei bilanci e della spesa pubblica, sia in grado di suggerire strategie e obiettivi maggiormente aderenti ai bisogni della comunità. Una città sostenibile è anche una città dove i servizi pubblici locali sono un diritto dei cittadini e non una merce da vendere per realizzare profitti. E’ troppo chiedere ai nostri alleati della coalizione che il prossimo programma di governo su questo punto non sia più arretrato ( o meglio più a destra) della posizione assunta dal Sindaco Cammarata sulla questione dell’ATO acqua e contenga un chiaro no ad ogni previsione di privatizzazione? Ed è anche dimostrato che esiste una relazione evidente tra la privatizzazione dei servizi pubblici locali e l’aggressione all’ambiente. Ne abbiamo un esempio concreto nel previsto inceneritore di Bellolampo i cui effetti non potranno che peggiorare la già precaria qualità dell’ambiente della nostra città con conseguenze pesanti sulla salute dei cittadini. Il modello di gestione del ciclo dei rifiuti voluto dal Commissario – Presidente della Regione Cuffaro va bocciato e ad esso va contrapposto un piano organico di raccolta differenziata dei rifiuti e del loro riciclaggio a valle con il pieno coinvolgimento dei cittadini. Altra priorità, avvertita quotidianamente dai cittadini, è la mobilità urbana. Abbiamo assistito in questi tre anni di governo del centrodestra ad una progressiva perdita di efficienza del sistema del trasporto pubblico e ad un corrispondente aumento del caos automobilistico con il conseguente carico di inquinamento dell’aria che respiriamo. La proposta di un piano per la mobilità sostenibile deve contenere la priorità del trasporto pubblico su quello privato (più mezzi, tariffe agevolate, corsie preferenziali su tutti i percorsi), una scelta di moderazione del traffico accoppiata ad una maggiore estensione delle isole pedonali, l’incentivo all’uso di mezzi alternativi all’automobile e non inquinanti come le biciclette e la diffusione di mezzi di trasporto collettivi. A queste proposte si dovranno aggiungere quelle relative ad opere infrastrutturali ormai da anni progettate e finanziate ma inspiegabilmente non ancora appaltate, come le tre linee di tram e la chiusura dell’anello ferroviario. Se l’acqua, la gestione dei rifiuti, e la mobilità fanno parte del quotidiano vissuto dai cittadini, la questione energetica è vista con maggiore distacco non cogliendosi facilmente il suo carattere trasversale a tutte le attività dell’uomo e soprattutto la sua centralità nell’attuale modello globalizzato di sviluppo. Per questo riteniamo indispensabile che la prossima amministrazione comunale abbia nel suo programma un progetto per la diffusione di energie rinnovabili , del risparmio energetico e dell’uso appropriato delle fonti di energia. Questo è forse il punto più qualificante, sul piano culturale, di una strategia della sostenibilità urbana in quanto può dimostrare che si possono ridurre i consumi energetici senza dover rinunciare a nulla ma riducendo l’impatto sull’ambiente si determina un miglioramento della qualità della vita. Queste sono priorità che i Verdi presenteranno agli altri partiti della coalizione affinché vengano recepite per la formazione del programma del candidato a Sindaco.

Elezioni amministrative per tornare a vincere con una forte mobilitazione dal basso. (Programma e Candidato a sindaco scelti dai partiti o indicati dai cittadini?)

Ebbene , per fare queste cose, occorre innanzi tutto vincere le elezioni. E le elezioni si vincono non soltanto se hai buone idee e buoni propositi. Le elezioni si vincono se le buone idee e i buoni programmi camminano sulle gambe della gente. Se si crea una mobilitazione di massa sui temi e i contenuti della proposta di programma di governo. Ma per organizzare una mobilitazione popolare occorre certamente più tempo di quanto non ne occorra ad una riunione tra i partiti per assumere le loro decisioni. Per questo chiediamo oggi, da questo congresso, ai nostri alleati di aprire, a partire dal prossimo mese di gennaio, un confronto sul metodo e sui contenuti da dare all’azione politica della coalizione per le prossime elezioni Comunali. Riteniamo di dover portare in questo confronto alcune opzioni che caratterizzano la nostra storia e la nostra presenza nella coalizione. In primo luogo la scelta delle linee di programma. Questa dovrà essere preceduta da assemblee pubbliche per verificare e registrare sia il consenso alla proposta che gli eventuali aggiustamenti da apportarvi. La conseguente stesura del programma dovrà avvenire all’interno di gruppi di lavoro aperti a tutti i contributi . Costruito il programma occorrerà individuare il candidato che meglio rappresenti quel programma scelto in precedenza. Siamo convinti che le primarie possono rappresentare un metodo corretto per selezionare nuova classe dirigente e consentire anche agli elettori, militanti e non dei partiti,di potere scegliere in autonomia chi vorrebbero a rappresentarli. Le esperienze condotte in questi ultimi tempi, migliorabili nelle forme ed emendabili dagli errori eventualmente commessi, ci inducono a ritenere che questa strada è praticabile e lo è maggiormente sulla scala comunale. Queste richieste le faremo agli alleati del centrosinistra sapendo però parlare anche a quel mondo fuori dai partiti che è la vera risorsa perché nasca una nuova politica a Palermo come nel resto del Paese.

Alberto Mangano.



 

 


 

________________________________________________
Copyright © 2004 Federazione dei Verdi della Sicilia