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Congresso cittadino
DOCUMENTO POLITICO PER IL CONGRESSO CITTADINO DEI VERDI DI PALERMO
– 18/19 DICEMBRE 2004
Un partito per fare che cosa? Organizzazione e partecipazione per
un'altra politica.
IL deserto è ormai alle nostre spalle, la sua traversata è finita.
Sono trascorsi quattro anni in cui i Verdi di Palermo hanno
resistito alle spinte disgregative, hanno ritrovato la voglia di
esserci, si sono riorganizzati e hanno segnato una crescente
presenza del partito nella politica della città. Il Congresso di
oggi è il risultato di quella resistenza e di quella volontà ma
non solo. E’ anche il risultato di un consenso popolare, ancora
piccolo ma in crescita costante, dalle elezioni amministrative del
2001 fino alle ultime europee, passando dai 4000 voti delle prime
ai 10000 delle ultime. Ma questo patrimonio di impegno politico e
di consenso popolare non basta, è solo un indicatore che siamo
sulla strada giusta ma che questa strada è ancora in gran parte da
percorrere per i traguardi che vogliamo che i Verdi possano
raggiungere come è nelle nostre possibilità. Oggi possiamo dire
che c’è un partito dei Verdi a Palermo. Ma questo dato è ancora
parziale. Non sono affatto lontane né superate le questioni che
riguardano il modo di fare della politica e i suoi stessi fini, la
sua aderenza alla società, ai bisogni della gente con la capacità
di parlarne il linguaggio comune, in una parola una politica che
torni ad essere sistema di valori condivisi per favorire un
progetto di cambiamento profondo della nostra società. In questa
prospettiva l’organizzazione di un partito dei Verdi deve essere
altra cosa, un nuovo modello per una politica diversa da come
siamo abituati a vederla. Un partito strumento a servizio dei
cittadini che vogliono riprendersi il loro ruolo di impegno civile
e non un partito fine a se stesso. Per fare questo abbiamo bisogno
di aprirci alla società. Renderci permeabili alle istanze che
provengono dal basso, elaborare insieme una nuova pratica
dell’azione politica. Ma un partito aperto non deve rinunciare
alla propria identità. Al contrario vuol dire esaltarne i valori
di riferimento con la ricchezza della partecipazione . Questa
strada l’abbiamo iniziata a percorrere ed è certamente questo lo
spirito che ci ha condotto a questo congresso in cui ai tanti
iscritti verdi si uniscono i tanti non iscritti, in altri tempi si
sarebbe detto simpatizzanti, che da mesi lavorano con noi senza
che nessuno gli abbia chiesto di quale organismo fanno parte o
perché non sono tesserati . La partecipazione ,dunque, come
antidoto a quelle forme chiuse ed autoreferenziali dei partiti e
dei loro gruppi dirigenti che hanno contribuito non poco ad
allontanare dalla politica, intesa come impegno civile, migliaia
di uomini e donne e intere generazioni di giovani nel nostro
paese. Quella politica non ci appartiene e se nella storia di
qualche anno fa dei Verdi di questa città ci sono state vicende
che di quel modo di fare politica avevano assunto perfino gli
aspetti peggiori dobbiamo dire con chiarezza che quel partito non
c’è più e non c’è più spazio per quelle logiche: oggi nasce il
partito dei Verdi .Un partito che si assume una grande
responsabilità in questa città: rendere normale la partecipazione
dei cittadini alla politica per cambiare lo stato delle cose
esistenti. Se davanti alle ingiustizie, ai grandi squilibri del
mondo, alla fame, alla povertà, alle malattie, alle guerre
sosteniamo che un altro mondo è possibile , dobbiamo altrettanto
sostenere che un’altra politica può esserne strumento
indispensabile. Un partito quindi che si organizza con strumenti
adeguati al compito che ci si è dato. Innanzi tutto un partito che
viva una dimensione collettiva, di collaborazione e cooperazione
tra i suoi componenti e tra i diversi ruoli che questi possono
ricoprire. Dove tutti possono sentirsi protagonisti ma nello
stesso tempo responsabili nei confronti di ciascun iscritto e
militante. Un partito unito da valori etici e morali comuni ma che
sappia confrontarsi al suo interno democraticamente su ogni scelta
di contenuto. Un partito che appartiene a tutti ma certamente un
po’ di più a chi lavora e si impegna per il suo successo.
Rapporti con i movimenti e associazioni.
Il nostro partito deve privilegiare il rapporto con quelle
esperienze associative, sindacali e dei movimenti della società
civile che in questi anni, nel campo della difesa della salute e
dell’ambiente, della lotta per la legalità e per i diritti, hanno
rappresentato una linea di resistenza all’imperversare di una
cultura individualista, priva di riferimenti etici, che ha fatto
da apripista ad un neoliberismo asservito a poteri economici forti
non di rado in sintonia, se non addirittura collusi, con il
sistema della criminalità organizzata. Molti di noi provengono da
questo mondo di impegno civile, ma troppo spesso abbiamo
considerato quelle esperienze come una fase di passaggio che si
esaurisce nel momento in cui si sceglie una militanza politica.
Eppure la nascita e il successo delle liste verdi, a metà degli
anni 80, fu reso possibile dalle straordinarie energie presenti
nell’associazionismo ambientalista. Ma quel tempo è passato e
molte cose sono cambiate. Negli anni scorsi il rapporto tra i
partiti, anche il meno partito, come i Verdi, e il mondo delle
associazioni e dei movimenti è apparso difficile, pieno di
diffidenze reciproche per la preoccupazione di usare e di essere
usati, in quanto, a fronte della crisi che ha investito i partiti,
incapaci di rinnovarsi, di aprirsi alle istanze provenienti dalla
società e coglierne la forte domanda di partecipazione, è
cresciuta una soggettività politica che ha trovato nei movimenti e
nell’associazionismo un approdo quasi naturale, certamente più
semplice che nei confronti dei partiti. Oggi qualcosa sta
cambiando. Forse per merito dell’insopportabile peso che i governi
di centrodestra esercitano sul Paese e che richiede la costruzione
di un fronte politico e culturale ampio e unito sulle grandi
questioni a cui la politica è chiamata a dare risposte concrete. E
questo cambiamento per essere portato fino in fondo richiede una
rimessa in discussione del ruolo dei partiti come unici detentori
della titolarità della politica e nuovi modi, anche originali, di
aggregazione e partecipazione della gente alla politica. Per
quanto ci riguarda dobbiamo essere presenti nel mondo delle
associazioni e dei movimenti e considerare l’adesione a questi
come un naturale complemento al nostro modo di agire civile e
politico. Dobbiamo contribuire da cittadini alla loro crescita e
nello stesso tempo dobbiamo, da partito, cogliere quei segnali di
cambiamento in atto nella nostra società che movimenti e
associazioni avvertono e interpretano prima di ogni altro. Questo
rapporto deve avere il carattere della sussidiarietà, nel rispetto
delle differenze, dell’autonomia e delle responsabilità di ciascun
soggetto, e va concretizzato attraverso un modo di operare a
“rete” che permetta la più ampia conoscenza del grande lavoro che
la società civile organizzata produce, anche in termini di cultura
politica, e delle sue iniziative. Associazioni, partiti e
movimenti come nodi di una rete in collegamento continuo che
possono trovare una sintesi d’azione positiva nella formazione di
“forum” tematici su questioni di particolare importanza che
richiedono forti momenti di mobilitazione. E’ accaduto, con
successo, per il “Forum Ambiente di Castellammare” in difesa del
territorio di Scopello; si sta ripetendo per battaglie importanti
col “Forum Bellolampo” contro la costruzione del più grande
inceneritore d’Europa sopra la testa dei palermitani e con il
“Forum Salviamo Ficuzza” per difendere quel territorio da un
insensato progetto di viabilità tanto inutile quanto dannoso. I
Verdi possono e debbono dare il loro contributo a questa
rivoluzione culturale se non si vogliono ripetere errori che
stiamo pagando amaramente sotto i colpi delle politiche dei
governi del centrodestra a tutti i livelli.
Un’altra Palermo è possibile.
A Palermo la politica comunale, attuata dal governo di
centrodestra, porta pesanti responsabilità nel processo involutivo
che sta caratterizzando ogni aspetto della vita sociale, economica
e culturale. Stentiamo a riconoscere la città che ha fatto
dimenticare, all’opinione pubblica mondiale, di essere la capitale
della mafia. Quel processo virtuoso di rinascita civile, sociale e
culturale, messo in moto dalla straordinaria mobilitazione
popolare seguita alla drammatica stagione delle stragi di mafia
del ’92, è ormai un pallido ricordo. La stessa esperienza di
governo delle giunte Orlando, che pure aveva provato a cambiare il
modo di gestire la pubblica amministrazione e il rapporto tra la
politica delle istituzioni e la città, è stata cancellata anche
negli aspetti simbolici. L’attuale classe di governo si è
distinta, nel lavoro di questi tre anni, a gestire la spesa
pubblica a favore di interessi particolari, che solo quando,
incidentalmente, hanno coinciso con quelli della città, ha dato
l’impressione della sua esistenza. Il resto è stato il vuoto. I
servizi pubblici, la politica a sostegno delle fasce sociali più
deboli, il governo del territorio, la macchina comunale e le
attività per la cultura rappresentano i punti di maggiore crisi
nel governo della città. Eppure mai come adesso la totale
omogeneità con i governi nazionale e regionale e i poteri
straordinari dati in mano al Sindaco , poteri dei quali non ha mai
reso il conto né al Consiglio Comunale né tantomeno alla città,
avrebbero potuto offrire una eccezionale opportunità di crescita
economica e sociale della nostra comunità e di miglioramento della
qualità della vita della città. Niente di tutto questo è accaduto
e si è invece assistito ad un patetico scimmiottamento degli spot
berlusconiani con annunci di improbabili grandi opere come la
metropolitana o progetti come quelli dei tantissimi parcheggi
scollegati da qualsivoglia ipotesi di piano per la mobilità
urbana. Ma i Palermitani hanno compreso la vera natura di questo
governo se è vero che è sempre più difficile imbattersi in aperti
sostenitori di questo Sindaco e di questa Giunta ed è invece
sempre più frequente registrare le lamentele dei cittadini sulle
molte cose che non vanno bene. Questo stato di cose deve indurci a
lavorare per costruire dalle fondamenta un’altra cultura civica e
democratica per Palermo. Una cultura della legalità, della
responsabilità, della partecipazione democratica che crei quegli
anticorpi sociali in grado di resistere a suggestioni mediatiche e
personalistiche. Raccogliere le esperienze più significative di
questi anni, valutandone anche gli eventuali errori commessi, può
costituire un utile punto di partenza e di confronto per l’intero
centro sinistra con i cittadini. Confronto che deve iniziare
subito perché il dissenso che oggi investe questo governo
cittadino possa avere il tempo di evolvere in un consenso pieno
sul nostro progetto per la città. Un’altra Palermo è possibile. E’
lo slogan che abbiamo scelto per questo nostro congresso. Ma
un’altra Palermo c’è già ed è compito della politica, della buona
politica, farla diventare maggioranza tra i Palermitani.
Priorità verdi per una città sostenibile.
La nostra idea di città è incentrata sul concetto di sostenibilità
inteso non soltanto come garanzia per le generazioni future di
poter disporre delle stesse risorse di cui noi oggi abbiamo la
disponibilità ma che faccia i conti con i fattori di crisi che
oggi attraversano l’intero pianeta e tutta l’umanità. Un concetto
di sostenibilità che certamente mette in discussione l’attuale
modello di sviluppo ma anche, in certi casi, l’idea stessa di
sviluppo. Solo partendo da questa consapevolezza possiamo
comprendere quanto importanti siano i processi di partecipazione
democratica e di condivisione delle scelte politiche. Per questo
tra le priorità che sentiamo di dover indicare ai cittadini e alle
forze della coalizione, alcune esulano dal campo stretto delle
questioni ambientali ma con esse formano un sistema di valori per
noi irrinunciabile. Nella nostra realtà c’è un deficit di legalità
che rende problematico l’esercizio stesso della democrazia. E’
questo il primo punto a cui la politica deve dare una risposta
all’altezza della gravità del problema. Una risposta che miri
soprattutto a ridurre drasticamente quell’area di impunità diffusa
alimentata da una cultura politica clientelare e faccia dell’uso
sociale dei beni confiscati alla mafia il terreno concreto di
risarcimento alla collettività e di affermazione del principio di
legalità. Legalità e partecipazione democratica costituiscono il
terreno su cui si costruisce la coscienza civile di un popolo. In
una città in cui il decentramento amministrativo si è perso per
strada, pur mantenendo costose strutture di sottogoverno
istituzionale, occorre rivederne l’idea stessa per spostarla sul
terreno della partecipazione democratica che esige scelte più
forti se vogliamo realmente aiutare il diffondersi di una nuova
coscienza civile. Scelte che devono prevedere la graduale
attivazione di istituti intermedi di partecipazione alle decisioni
strategiche e alle azioni concrete del governo della città a
partire dalla sperimentazione di forme di bilancio partecipativo
che, muovendosi dal controllo dal basso dei bilanci e della spesa
pubblica, sia in grado di suggerire strategie e obiettivi
maggiormente aderenti ai bisogni della comunità. Una città
sostenibile è anche una città dove i servizi pubblici locali sono
un diritto dei cittadini e non una merce da vendere per realizzare
profitti. E’ troppo chiedere ai nostri alleati della coalizione
che il prossimo programma di governo su questo punto non sia più
arretrato ( o meglio più a destra) della posizione assunta dal
Sindaco Cammarata sulla questione dell’ATO acqua e contenga un
chiaro no ad ogni previsione di privatizzazione? Ed è anche
dimostrato che esiste una relazione evidente tra la
privatizzazione dei servizi pubblici locali e l’aggressione
all’ambiente. Ne abbiamo un esempio concreto nel previsto
inceneritore di Bellolampo i cui effetti non potranno che
peggiorare la già precaria qualità dell’ambiente della nostra
città con conseguenze pesanti sulla salute dei cittadini. Il
modello di gestione del ciclo dei rifiuti voluto dal Commissario –
Presidente della Regione Cuffaro va bocciato e ad esso va
contrapposto un piano organico di raccolta differenziata dei
rifiuti e del loro riciclaggio a valle con il pieno coinvolgimento
dei cittadini. Altra priorità, avvertita quotidianamente dai
cittadini, è la mobilità urbana. Abbiamo assistito in questi tre
anni di governo del centrodestra ad una progressiva perdita di
efficienza del sistema del trasporto pubblico e ad un
corrispondente aumento del caos automobilistico con il conseguente
carico di inquinamento dell’aria che respiriamo. La proposta di un
piano per la mobilità sostenibile deve contenere la priorità del
trasporto pubblico su quello privato (più mezzi, tariffe
agevolate, corsie preferenziali su tutti i percorsi), una scelta
di moderazione del traffico accoppiata ad una maggiore estensione
delle isole pedonali, l’incentivo all’uso di mezzi alternativi
all’automobile e non inquinanti come le biciclette e la diffusione
di mezzi di trasporto collettivi. A queste proposte si dovranno
aggiungere quelle relative ad opere infrastrutturali ormai da anni
progettate e finanziate ma inspiegabilmente non ancora appaltate,
come le tre linee di tram e la chiusura dell’anello ferroviario.
Se l’acqua, la gestione dei rifiuti, e la mobilità fanno parte del
quotidiano vissuto dai cittadini, la questione energetica è vista
con maggiore distacco non cogliendosi facilmente il suo carattere
trasversale a tutte le attività dell’uomo e soprattutto la sua
centralità nell’attuale modello globalizzato di sviluppo. Per
questo riteniamo indispensabile che la prossima amministrazione
comunale abbia nel suo programma un progetto per la diffusione di
energie rinnovabili , del risparmio energetico e dell’uso
appropriato delle fonti di energia. Questo è forse il punto più
qualificante, sul piano culturale, di una strategia della
sostenibilità urbana in quanto può dimostrare che si possono
ridurre i consumi energetici senza dover rinunciare a nulla ma
riducendo l’impatto sull’ambiente si determina un miglioramento
della qualità della vita. Queste sono priorità che i Verdi
presenteranno agli altri partiti della coalizione affinché vengano
recepite per la formazione del programma del candidato a Sindaco.
Elezioni amministrative per tornare a vincere con una forte
mobilitazione dal basso. (Programma e Candidato a sindaco scelti
dai partiti o indicati dai cittadini?)
Ebbene , per fare queste cose, occorre innanzi tutto vincere le
elezioni. E le elezioni si vincono non soltanto se hai buone idee
e buoni propositi. Le elezioni si vincono se le buone idee e i
buoni programmi camminano sulle gambe della gente. Se si crea una
mobilitazione di massa sui temi e i contenuti della proposta di
programma di governo. Ma per organizzare una mobilitazione
popolare occorre certamente più tempo di quanto non ne occorra ad
una riunione tra i partiti per assumere le loro decisioni. Per
questo chiediamo oggi, da questo congresso, ai nostri alleati di
aprire, a partire dal prossimo mese di gennaio, un confronto sul
metodo e sui contenuti da dare all’azione politica della
coalizione per le prossime elezioni Comunali. Riteniamo di dover
portare in questo confronto alcune opzioni che caratterizzano la
nostra storia e la nostra presenza nella coalizione. In primo
luogo la scelta delle linee di programma. Questa dovrà essere
preceduta da assemblee pubbliche per verificare e registrare sia
il consenso alla proposta che gli eventuali aggiustamenti da
apportarvi. La conseguente stesura del programma dovrà avvenire
all’interno di gruppi di lavoro aperti a tutti i contributi .
Costruito il programma occorrerà individuare il candidato che
meglio rappresenti quel programma scelto in precedenza. Siamo
convinti che le primarie possono rappresentare un metodo corretto
per selezionare nuova classe dirigente e consentire anche agli
elettori, militanti e non dei partiti,di potere scegliere in
autonomia chi vorrebbero a rappresentarli. Le esperienze condotte
in questi ultimi tempi, migliorabili nelle forme ed emendabili
dagli errori eventualmente commessi, ci inducono a ritenere che
questa strada è praticabile e lo è maggiormente sulla scala
comunale. Queste richieste le faremo agli alleati del
centrosinistra sapendo però parlare anche a quel mondo fuori dai
partiti che è la vera risorsa perché nasca una nuova politica a
Palermo come nel resto del Paese.
Alberto Mangano.
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