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La fotografia “annuale” della Fondazione Curella parla di crisi soprattutto nei settori industriale, agricolo e dei servizi      

Mercato del lavoro in ripresa, ma l’economia siciliana è ancora troppo debole
Secondo i dati contenuti nel Rapporto Diste, inoltre, cresce vertiginosamente il numero dei siciliani che ricorrono all’erogazione di prestiti da parte delle società finanziarie
di Giovanni Passariello
Il 2005 è stato un anno negativo per l’economia siciliana. Lo sostengono i dati del consuntivo elaborato annualmente dal Dipartimento degli Studi Territoriali (Diste) della Fondazione Curella.
“Andrà un po’ meglio nel 2006 – precisa Pietro Busetta, economista e responsabile scientifico del Dipartimento – anche se si tratterà solo di piccoli risultati, visto che i livelli di produzione non dovrebbero crescere oltre l’1%”. Davvero poco, se si pensa che “un miglioramento significativo, capace di risollevare l’economia siciliana dovrebbe attestarsi almeno intorno al 6 o 7%”.
Secondo il rapporto Diste, nel 2005 l’economia isolana ha addirittura senato una recessione dello 0,5%: fatta eccezione per il settore dell’edilizia (+0,5%), l’industria (-2%) e l’agricoltura (0,5%) sarebbero in netto calo, come pure i servizi (- 0,3%). A completare la fotografia scattata dalla Fondazione Curella, ci sono l’export e l’import: il primo, nel corso del terzo trimestre, ha registrato un aumento del 25,8%, risultato positivo ridimensionato però dal 30,6% in più delle importazioni. Non è andata meglio al commercio, che ha fatto registrare un calo complessivo delle vendite pari all’1,4% , con un fatturato di 10 miliardi e 600 milioni di euro.
I dati maggiormente positivi riguardano il mercato del lavoro. La Sicilia, infatti, ha visto aumentare di ben 45 mila unità il numero dei propri occupati, pari ad un incremento del 3,11%, il dato in assoluto più alto di tutta Italia. La nuova forza lavoro si è concentrata, paradossalmente, proprio nell’ambito dei settori maggiormente in crisi quali industria (+9,22%) ed agricoltura (+7,52%), mentre il settore delle costruzioni, malgrado l’attuale stato di relativa floridezza, ha diminuito il proprio organico del 4,4%. Altri dati positivi riguardano la crescita del mercato agrumicolo (+20,4%) e la spesa per le opere pubbliche appaltate ( + 13,45%); di contro, purtroppo, crescono anche le ore di cassa integrazione dei dipendenti che lavorano per l’industria (+119,4%). Dati importanti, che spiega Busetta, “sono dovuti in parte ai processi di regolarizzazione della manodopera avvenuti nel 2005 ed il cui effetto non sarà lo stesso nel 2006”. E il lavoro sommerso? “La Sicilia – spiega Salvatore Sacco, direttore della Fondazione Curella – è la seconda regione italiana per numero di occupati irregolari. Complessivamente, quella siciliana un’economia debole, soprattutto nell’ambito degli investimenti e ciò si ripercuote soprattutto nel settore manifatturiero”. Un’altra voce dell’economia che nel 2005 non ha fatto registrare risultati particolarmente entusiasmanti è il turismo: basi pensare che la media delle giornate trascorse in Sicilia dai visitatori è stata 3,1 contro la media del sud di 4,3 e di 4 a livello nazionale. Un capitolo a parte è quello dei contratti di programma quadro: malgrado nel 2005 ne siano stati sipulati ben otto che hanno previsto investimenti complessivi per 950 milioni di euro e la creazione di 2800 posti di lavoro, la riduzione delle risorse programmate, purtroppo, non ha contribuito a rilanciare l’isola secondo le aspettative, né sotto il profilo economico né sotto quello occupazionale.
Ma a preoccupare ancora di più gli economisti è il fenomeno dell’indebitamento delle famiglie siciliane. Se l’incremento dei consumi negli ultimi anni è stato pressoché insignificante, infatti, è invece cresciuto a dismisura il ricorso al credito al consumo, troppo spesso utilizzato per integrare il reddito corrente. Se, nell’immediato, l’effetto è quello di un “sollievo”, col passare del tempo le conseguenze sono invece drammatiche: troppi nuclei familiari, infatti, accumulano debiti che spesso non sono in grado di onorare.
Una “piaga” sociale a tutti gli effetti, sempre più frequente e allarmante: secondo il rapporto del 2005, infatti, ogni occupato siciliano deve far fronte a debiti per una media di 4.550 euro contro i 2.950 della media nazionale, numeri che pongono l’isola al primo posto nella classifica delle regioni maggiormente avvezze all’utilizzo del credito al consumo, che l’anno scorso ha fatto registrare un incremento del 21,8%, la percentuale più alta di tutta Italia. Basti pensare che, circa un anno fa, l’erogazione dei prestiti in Sicilia ha toccato la quota di 6 milioni e 600 mila euro.
Numeri importanti, che, come sottolinea Sacco, parlano di “indebitamento da impoverimento” , anche se molto spesso i siciliani ricorrono ai prestiti per soddisfare esigenze legate non solo alla quotidianità, ma anche alla sfera del “lusso”: qualche viaggio, auto o prodotti ad alta tecnologia. In ogni caso, il ricorso al credito al consumo ha favorito innegabilmente le società finanziarie che, proprio in Sicilia, detengono importanti quote di mercato: se nel 2002 queste ultime si aggiravano attorno al 32,9%, nel 2005 si è passati al 37,5%.
E il futuro? Busetta lascia intendere una buona dose di pessimismo, anche in relazione allo scenario politico. “I programmi elettorali di entrambi gli schieramenti – commenta – non contengono i presupposti per creare un sistema di rilancio della nostra economia”.
 
 


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