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L'ACQUA E' UN DIRITTO DI TUTTI   
Perché votare per i Verdi
dire no alla mercificazione di un bene comune e prezioso;
contrastare tutte le disuguaglianza nell’accesso
lottare contro la privatizzazione
contrastare l’inquinamento delle falde acquifere
 
L’acqua, un diritto di tutti

Le politiche internazionali e nazionali di utilizzo e gestione dell’acqua sono oggetto di ampie critiche da parte dei Verdi, che hanno sempre sostenuto la necessità di lottare contro la privatizzazione e contro tutte le forme di mercificazione di questo bene prezioso. Dal business delle acque minerali fino ad altri “scandali” dei quali sono complici tutti gli organismi internazionali, Unione Europea compresa.
Già nel 2002,i Verdi, al fine di garantire l’accesso all’acqua da parte di tutti, secondo il doppio principio sociale di sussidiarietà e corresponsabilità, senza discriminazione di reddito o di classe sociale, presentarono la proposta di legge costituzionale n.2428, relativa alla modifica dell’articolo 2 della costituzione, per inserire il diritto all’acqua come bene comune pubblico.
L’acqua dolce rappresenta meno della metà dell’1% della totalità delle risorse idriche del globo: è, pertanto, una risorsa limitata, spesso all’origine di numerosi conflitti. Basti pensare che attualmente circa il 40% della popolazione mondiale vive utilizzando i bacini fluviali il cui sfruttamento è conteso da vari paesi. Oltre alla desertificazione determinata dall’effetto serra, pertanto, ci sono altri problemi gravissimi: il primo fra essi è la politica mondiale di privatizzazione delle risorse e dei servizi correlati all’acqua potabile, che contrappone gli stati industrializzati a quelli ancora in via di sviluppo, vessati dallo sfruttamento delle riserve locali da parte di multinazionali straniere. Senza dimenticare che nel 2003 l’ONU evidenziò, nella relazione sull’anno dell’acqua, come le guerre del futuro saranno combattute per ottenere lo sfruttamento esclusivo dei bacini. L’assenza di una legislazione internazionale sullo sfruttamento delle acque comporta un duplice pericolo: il primato dello stato militarmente più forte o di quello la cui posizione geografica, a monte di un fiume o di un lago, per esempio, sia più favorevole. Non è un mistero per nessuno che lo sfruttamento del fiume Zambesi abbia determinato scontri armati tra la Namibia ed il Botsawana; per citare un’altra situazione conflittuale, Bangladesh, India e Pakistan hanno rapporti tesi per via della spartizione dei fiume Gange ed Indo.
 


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